La vittoria all'andata della semifinale di Coppa Italia autorizza la piazza bolognese a sognare. Sognare un trofeo che manca da 27 anni, quando il Bologna vinse la Coppa Intertoto; per l'ultima Coppa Italia sollevata bisogna tornare ancora più indietro, alla stagione 1973-1974. Nelle pagine del Corriere di Bologna, l'ex centrocampista rossoblu Eraldo Pecci ha parlato del Bologna di oggi e ha raccontato di quella Finale vinta 51 anni fa.

Sulla prima Semifinale contro l'Empoli:

Sì, l’andata è stata a senso unico. I rossoblù hanno mostrato la loro superiorità: già è tale a squadre complete, a maggior ragione contro un Empoli che schierava qualche riserva dovendo pensare alla corsa salvezza. Però se dobbiamo aspettare altri 51 anni per la prossima io non ci sarò, quindi vedano loro.

Sulla sinergia tra tifosi e squadra:

Giorni fa ero alla festa di un club di amici rossoblù a Santa Sofia insieme ad Augusto Scala: il clima è molto buono, anche in Romagna dalle nostre parti si dice che ricorda quello del 1964. O quello dell’anno di Maifredi. Sono momenti in cui la città vive un’estasi particolare e sta ancora più vicina alla squadra, un gran bel patrimonio da salvaguardare. C’era meno nella Coppa Italia del1974: quel Bologna arrivava settimo ottavo, contro Milan e Juventus a quei tempi era difficile competere.

Curva Bulgarelli Bologna
Curva Bulgarelli Bologna (ph. Image Sport)

Sulle aspettative di stagione post-Motta:

Tante considerazioni estive erano legate alla passata stagione: il club, Italiano e i giocatori sono stati bravi a sfornare un’annata così, che ci fa essere ancora più contenti per come se n’è andato Motta. Sembrava si fosse rotto tutto, Italiano ha dimostrato che il gruppo è buono anche se sostengo sempre che i tecnici hanno meriti relativi: va in campo il giocatore, conta prima l’uomo e poi il calciatore. E conta prima il calciatore e poi la tattica. Italiano ha dato un contributo positivo all’interno di un buon gruppo di lavoro, si sono consacrati giocatori che avevano già fatto bene lo scorso anno: il Bologna ora è una realtà di alto valore.

Sulla finale del '74 vinta dal dischetto:

Ero un bambino, per me già giocare era toccare il cielo con un dito. A quei tempi non si dava la lista dei rigoristi: Pesaola prima del quinto mi si avvicina e fa, “va lei?”, perché ai tempi ci si dava del lei. Quattro avevano già tirato, qualcuno magari preferiva non tirarlo: io ero lì in piedi a guardare i rigori e non mi aspettavo toccasse a me. Forse perché poco prima ero stato decisivo ai rigori alla semifinale di un Viareggio e avevo quella confidenza dal dischetto che poi al Toro non ho ritrovato, ma lì andò bene e vincemmo la coppa.

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