Il Bologna vince. Vince e gioca bene. I tifosi cantano “Siete al cinema” e si godono lo spettacolo di una squadra che continua a superarsi. Anche Cesare Prandelli, intervistato da La Gazzetta dello Sport, loda Vincenzo Italiano e i suoi.

Su Italiano-calciatore:

Era un ragazzino ma attento e sveglio. Coi più giovani allora parlava spesso Leo (Colucci, oggi tecnico della Primavera del Bologna, ndr) ma decidemmo di puntare su di lui perché un elemento così era perfetto: vedeva calcio offensivo, verso l’alto. Poi ebbe un infortunio ma insomma capimmo che su Vincenzo si poteva contare.

Sull'esperienza maturata in A:

Ormai Vincenzo non è più un emergente. È in A da anni. E crescendo sempre. Per me è il miglior allenatore in Italia, oggi. In assoluto. La continuità che sta dando e che sta facendo vedere non solo non è facile da trovare ma è anche difficile da mante nere. E lui ci sta riuscendo.

Sulla mentalità dei rossoblu:

Il Bologna fa sempre la partita. Sempre. E quando, per alcuni stralci di gara, ne esce, beh, ci rientra subito. Poi il cambio di mentalità: i giocatori sono sicuri e sanno modularsi leggendo le gare. A Venezia, per esempio, hanno abbandonato la bellezza per essere anche brutti sporchi e cattivi: si fa per dire ovviamente ma quando stai vincendo in un campo difficile e manca poco, beh, non devi fare... cinema.

Sam Beukema e Thijs Dallinga
Sam Beukema festeggia con Thijs Dallinga (ph. Image Sport)

Sull'entusiasmo nell'ambiente:

Sono andato a vedere la partita interna contro la Lazio: un entusiasmo trascinante, sorretto da una squadra trascinante.

Sul lavoro di Italiano:

È cambiato anche rispetto al l’anno scorso: riesce a fare cose diverse. L’avere due ali forti, un centrocampista offensivo più un terzino e un altro interno che si inserisce gli permette di dare una coralità asfissiante a tutto. Ha avuto due intuizioni fondamentali: Odgaard trequartista e Ferguson al fianco di Freuler, quindi nel cuore del sistema. E mi piace vedere il suo gioco, intenso, verticale, ritmato, ripartenze spettacolari che vengono accompagnate dal boato del pubblico, la ricerca dell’attacco veloce, rapido. Veder giocare il Bologna è proprio bello.

E ancora:

A inizio stagione nessuno avrebbe pensato a un Bologna così dopo aver cambiato l’allenatore, e Motta ha fatto un grandissimo lavoro, e aver salutato due come Zirkzee e Calafiori. Arrivo a dire una cosa, ben sapendo che la Champions ha cresciuto men talmente tutti: chissà dove sarebbe oggi senza quella competizione in mezzo. Sarebbe certa mente più su. E mi fermo qui...

Sulla forza del gruppo:

Ho notato anche un’altra cosa nel Bologna. Che c’è entusiasmo fra i giocatori. Li vedo come si scaldano per en trare, e vedo l’animo che mettono quando sono in campo. Apprezzo molto quegli uomini che sono meno in campo di altri. Credo di aver capito che si tratta di un gruppo forte e sano. Il segreto? Gli anziani, e cito uno per tutti: Lollo De Silvestri che ho avuto a Firenze. Ricordatevi che i gruppi e il loro futuro non lo fanno i calciatori ma le persone. E Lollo è uno dei ragazzi più positivi che io abbia mai avuto e visto.

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