Cambiaghi: "Crediamo a bissare la grande impresa. Con il gioco di Italiano dobbiamo farlo"
Le parole dell'esterno rossoblù classe 2000 su sogni, obiettivi e momenti più difficili

Dopo il lungo calvario per infortunio, Nicolò Cambiaghi è finalmente tornato in campo e il suo impatto con il mondo Bologna è stato semplicemente devastante. Già un gol e tre assist per l'attaccante ex Empoli classe 2000, diventato fin da subito una risorsa per Italiano anche a partita in corso. Lo stesso si è raccontato in una lunga intervista rilasciata al Corriere di Bologna, analizzando i momenti più difficili, l'inizio di questa nuova avventura e gli obiettivi di squadra. Andiamo a riportare di seguito le sue parole.
Le parole di Cambiaghi sul gol del 5-0 contro la Lazio e su quante volte lo ha rivisto
Tante, anche perché il video dell’azione è diventato virale. Il sigillo di una partita bellissima in cui ci siamo divertiti, al di là dei tre punti: la ricorderò a lungo
Sul divertirsi come forza del gruppo
Sì, ci divertiamo, siamo un bel gruppo e ciò che ci circonda ci dà ulteriore forza: al Dall’Ara c’è un ambiente incredibile che ci spinge oltre l’ostacolo, un valore aggiunto. Per me, dopo le esperienze con Reggiana, Pordenone ed Empoli, è una cosa nuova: mi piace sentire sul campo l’affetto di migliaia di persone, in casa come in trasferta
Sulla corsa Champions e l'Europa
L’obiettivo è l’Europa, poi il quarto posto è lì e vogliamo arrivare più in alto possibile. Non ce n’è una che temiamo in particolare: tante squadre in pochi punti, è ancora lunga e sarà lotta fino alla fine. Noi ora giochiamo un bel calcio: siamo sporchi quando dobbiamo esserlo e puliti in altre situazioni

Le parole di Cambiaghi sul 18 agosto (giorno dell'infortunio) e le sue sensazioni
Male, anche perché non pensavo fosse così grave. Ho fatto una scivolata, c’è stato un movimento un po’ strano, poi gli esami rivelano la lesione parziale: non era rotto del tutto ma andava operato, quindi era come se fosse saltato. È stato il mio primo infortunio grave in carriera, per giunta appena arrivato qui: dopo l’operazione sono ripartito carico per riprendermi ciò che il destino mi aveva tolto. Tornare in campo è stato come ricominciare da capo, un nuovo inizio: ora sto bene, la squadra va forte e riesco a darle una mano
Sul momento più duro
Ho sofferto il primo mese: le stampelle, i dolori iniziali, fatichi a dormire, non puoi camminare. Un incubo. L’altra parte dolorosa è quando vorresti rientrare ma devi mordere il freno: nella tua testa sei pronto ma mancano altri step fisiologici, specie per chi come me gioca con frenate e cambi di direzione. Il rientro lo dedico alla mia ragazza Camilla, alla famiglia, agli amici e a tutto l’ambiente Bologna che mi ha fatto sentire affetto
Su Ferguson come guida per il suo recupero
Ero in tribuna quando è tornato a giocare: è stato emozionante perché abbiamo fatto una parte di riabilitazione insieme e ho visto quanto aveva lavorato. Vederlo così bene ha dato anche a me una speranza, come una luce: se Lewis è tornato così, dopo una lesione peggiore della mia, posso tornare forte anche io. Mi ha aiutato tanto
Sul sentirsi lo spaccapartite del Bologna
Un po’ sì Non avendo ancora i 90 minuti, mi piace essere usato così: entrare e cambiare la gara per la squadra. Con il passare del tempo spero di avere più minuti, ma nel calcio di oggi con i cinque cambi titolari e riserve non esistono più: spesso chi subentra è decisivo. Il gol di Verona è stato una liberazione, non segnavo da aprile 2024. Con il gioco di Italiano noi esterni veniamo chiamati in causa tante volte, arriviamo spesso negli ultimi 30 metri e dobbiamo fare la differenza

Sul volere la Champions League
È il sogno di tutti, quest’anno mi è sfuggita ma ora possiamo lottare per quel posto. Per me è una benzina ulteriore: la Champions ci ha portato un bagaglio di esperienza prezioso, ha drenato energie ma ha portato anche tanti vantaggi
Sul sognare la Nazionale
Fin da bambino: a cinque anni ero a Berlino con papà a vedere la finale mondiale Italia-Francia. La chiamata in Under 21 arrivò inattesa quando ero a Pordenone: magari sarà lo stesso anche per la nazionale maggiore, lavoro al massimo senza avere il chiodo fisso
Su cosa deve fare il Bologna e cosa deve evitare
Non dobbiamo pensare di essere arrivati, ma questa squadra è talmente intelligente che schiverà questo pericolo. Dobbiamo continuare a lavorare con il nostro spirito, uniti: con il passare del tempo crediamo sempre più a bissare la grande impresa, l’ambiente è positivo e sentiamo di poter puntare a qualsiasi cosa, con leggerezza, senza ossessioni, ma con la voglia di non avere rimorsi. Né in campionato né in Coppa Italia
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