Bologna, Odgaard si racconta: "E' la mia stagione migliore. Coppa Italia o Champions? Entrambe"
L'idea di spostarlo sulla trequarti, un' "idea geniale". Ora il sogno Nazionale è ancora più vivo

Sulla sua nuova veste di trequartista
“E' stato naturale perché non era la mia prima volta in quella posizione. L'avevo già fatto al Waafwijk, in Olanda. In teoria giocavamo a 2 punte, ma in pratica io stavo un po' più indietro. Ovviamente ci sono state cose che ho dovuto imparare per essere una parte del centrocampo, ma mi è venuto abbastanza spontaneo. Se a inizio stagione mi avessero chiesto che ruolo facessi avrei detto attaccante, esterno, ora dico trequartista, o centrocampista offensivo”.
In questo, non ha avuto troppe difficoltà: “Non proprio, solo piccole cose come aprire il corpo nel modo giusto, girarsi con il pallone, cose del calcio, piccoli dettagli che possono fare la differenza. Comunque ci sono tanti aspetti che voglio migliorare. Voglio fare più assist e più gol che posso".
E' difficile confermare ciò che è stato fatto lo scorso anno, visto anche il cambio di tecnico?
“Quando arriva un nuovo allenatore vuole portare la propria filosofia. Italiano è stato subito molto chiaro con noi su quello che voleva e su quello che si aspettava da noi. Lentamente, siamo migliorati come squadra in base a come voleva giocare il mister che ha iniziato a conoscerci meglio. Penso ci sia stato uno sviluppo costante del nostro rapporto, suo con noi e nostro con lui. Credo che si veda, adesso giochiamo davvero bene insieme, sembriamo una vera squadra”.
Su Vincenzo Italiano, che tipo è?
“Dovreste averlo visto a bordocampo durante le partite, ecco: è un allenatore con grande passione, con tanta energia e non lo è solo durante le gare. Lui è al 100% anche in ogni allenamento, pure se è un lunedì mattina, così riesce a trasmettere energia al gruppo e noi cerchiamo di restituirgliela”.
Il segreto del Bologna è il gruppo
“Siamo un gruppo molto forte e unito. Sono andati via giocatori importanti in estate, ma ne sono arrivati altri che si sono inseriti. Qui siamo tanti ottimi giocatori, ma nessuno fa la differenza da solo e sappiamo che ognuno è al massimo per il bene collettivo; è il gruppo che ci rende forti”.
